
La Civita di Bagnoregio è un altro dei miei sogni fotografici realizzati. Devo dire in parte, perché purtroppo non ho avuto la fortuna che speravo: una nebbia bassa, qualche nuvola artistica. Niente di niente. Mi sono alzato ad un orario disumano e sono salito un macchina per percorrere i circa 3000 metri che mi separavano dal punto panoramico. E la macchina non è partita: batteria a terra. E la giornata, a circa 700 km da casa, domenica, non è iniziata per niente bene. Ho deciso di andare comunque a piedi, di corsa, con lo zaino e il treppiede (quello pesante), per riuscire ad arrivare prima del sorgere del sole. Alle 6.03, poco prima del crepuscolo civile, sono arrivato, ansimando, sulla terrazza che domina la Civita e ho sistemato il treppiede. Alle 6.07 scattavo la prima foto. I colori sono enfatizzati, come in quasi tutte le foto all’alba, ma se dovessi farVi vedere l’originale vi accorgereste che non ho esagerato. Scattata con il classico 50mm, 1 secondo di esposizione, f/8. Alle 9 del mattino ho poi trovato un auto-ricambi aperto e ho cambiato la batteria: quello si un colpo di fortuna.

Il brigante è come la serpe, se non la stuzzichi non ti morde.
– Carmine Crocco

Colline di Toscana, coi loro celebri poderi, le ville, i paesi che sono quasi città, nella più commovente campagna che esista.
– Fernand Braudel

Quello che da tutti viene definito castello in realtà in origine nasce come palazzina di caccia del Mombrisone (dal nome dell’omonimo colle). Ci si arriva da Chiusa Pesio dopo una breve passeggiata in salita di circa 15/20 minuti, nulla di complicato. È davvero un peccato che sia abbandonato a se stesso da ormai troppo tempo: il comune è entrato in possesso di questo piccolo pezzo di storia da qualche anno e dopo averlo messo in sicurezza (in realtà una delle paratie non è sigillata e si entra facilmente) spero possa anche avviare un’opera di rilancio turistico.
Il Cav. Giuseppe Avena nella prima metà del secolo scorso era proprietario della Certosa di Pesio, da lui trasformata in stabilimento idroterapico, della fabbrica di vetri e cristalli di Chiusa Pesio e di numerosi terreni situati nel versante ovest della valle Pesio. Dopo aver fatto costruire alcune cascine nei pressi del colle Mombrisone, nel 1840 l’Avena fece innalzare alla sommità del poggio una originale palazzina di caccia. Edificata in stile neoclassico, la costruzione ripropone i temi architettonici introdotti dall’architetto veneziano Palladio con quattro gradinate che immettono attraverso altrettanti ampi portali di diverso disegno, nell’edificio di forma ottagonale composto al piano rialzato da un salone, tre piccoli locali di servizio e da una scala interna che portava al primo terrazzo. Da qui, attraverso una scala a chiocciola in ferro fuso, si saliva ad un secondo terrazzo al centro del quale un ampio lucernario illuminava la sala rotonda centrale ornata dai dipinti del Capetini, raffiguranti una scena di caccia con la Dea Diana, e dagli stucchi del Negrini. L’edificio è completato da un seminterrato che fungeva da cantina. La villa, rivestita in pietra scalpellata e in marmo, era immersa in un grande “giardino inglese” progettato da Giuseppe Ketmann. Già sul finire del XIX secolo la palazzina di caccia cominciò a decadere per le infiltrazioni di umidità e la mancanza di manutenzione. Crollato il grande lucernario, vennero asportate la scala a chiocciola, gli infissi ed i numerosi marmi. Negli ultimi anni il Comune, venuto in possesso dello storico edificio e dell’area circostante, ha avviato un graduale progetto di recupero della palazzina di caccia di Mombrisone.













