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Villa Ardesia
POSTED ON 6 Apr 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX, mansion

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Il proprietario di questa villa, a quanto si racconta, era titolare di alcune cave di roccia nella zona, da qui il nome: Villa Ardesia. In fondo alla casa è ancora presente un vecchio calendario, che permette di riconoscere dove ci troviamo, utilizzando un termine dialettale tipico di queste parti: l’anno è il 1977. La villa è rimasta abbandonata e chiusa per almeno vent’anni. Ho tentato di esplorarla per ben due volte prima di riuscire, la terza, ad entrare.

Al primo tentativo ho trovato la villa completamente chiusa. La porta era blindata e non c’erano vie d’accesso: le ho provate veramente tutte (rimanendo nella legalità ovviamente). Un anno dopo sono tornato casualmente in zona e ho deciso di effettuare un secondo sopralluogo, ma anche in quell’occasione nulla da fare. Qualche tempo dopo una voce dal mondo urbex: si entra dalla porta principale; preso dalla maledizione di Villa Ardesia, una mattina d’inverno sono partito e, arrivato sul posto, la porta era effettivamente spalancata.

L’interno, però, era molto diverso rispetto alle immagini che avevo visto. La villa era buia e pesantemente vandalizzata: si respirava umidità e odore di muffa, gli oggetti erano stati spostati, alcuni elementi erano scomparsi: le statuette del presepe non c’erano più. Nonostante il disordine alcuni dettagli importanti erano ancora presenti: una bicicletta rosa da bambina, alcuni peluche, un vecchio telefono che non squilla più. La cucina era ancora bellissima, ma in particolare, mi ha sorpreso la sala principale, con il soffitto affrescato, che un tempo doveva rappresentare il punto di maggior prestigio della villa. Dopo aver finito di fotografare sono uscito in strada, il freddo era pungente, mi sono voltato un’ultima volta verso l’ingresso: considerando la posizione isolata e il degrado avanzato, credo che difficilmente qualcuno tornerà ad occuparsi di questa villa.

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La Villa della Sposa Bambina
POSTED ON 4 Apr 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX, mansion

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Arriviamo alla villa e la scena è tutt’altro che serena. Piove a dirotto, un temporale che non lascia spazio a dubbi. Fa un freddo cane. Davanti al cancello, poco prima del nostro arrivo, si è verificato un tamponamento a catena. Le pattuglie della polizia, i pompieri e l’ambulanza sono lì a gestire la situazione, creando un’atmosfera che definire caotica è forse riduttivo. Le nostre aspettative non sono elevate. Il contesto non promette nulla di particolare, ma nonostante le forze dell’ordine dietro l’angolo decidiamo comunque di entrare. La porta è aperta, la villa ci accoglie con la sua decadenza e un livello di confusione molto importante; le stanze sono immerse in un disordine che le rende difficili da esplorare. La sala da pranzo nelle foto sembra intrigante, ma solo perché fotografata nella zona in ordine. Sono scelte di ripresa, la fotografia talvolta può ingannare.

Un’altra stanza attira la mia attenzione. Un camino e due poltrone dallo stile raffinato. Sopra al camino noto un piccolo quadro: una sposa bambina. Non ci dò molta importanza, la fotografo per caso, senza riflettere. Quando un altro esploratore pubblica le sue foto e definisce la villa come della sposa bambina, qualcosa cambia nella mia percezione. Quel titolo diventa improvvisamente carico di significato, e senza pensarci troppo decido di adottarlo.

Ci spostiamo in un’altra stanza. Qui l’ambiente è ancora, se possibile, più caotico, tanta confusione, mobili gettati alla rinfusa: sono già sicuro che sarà un’esplorazione più interessante in fotografia che dal vivo. Quando saliamo al piano superiore, la scena cambia. Le stanze sono vuote, in uno stato di abbandono totale, ma c’è qualcosa che non ci aspettiamo. Due poltrone gonfiabili, trasparenti, anacronistiche rispetto all’atmosfera decadente che ci circonda. La loro presenza ci colpisce, sono fuori tempo, come se non appartenessero a quel luogo.

Decidiamo anche di scattare un selfie su quelle poltrone gonfiabili, ma non amo pubblicare immagini personali in contesti urbex. Non lo faccio quasi mai e questa foto rimarrà nel mio archivio, lontana dagli occhi del mondo.

Quando usciamo dalla villa la pioggia è ormai incessante. Ci dirigiamo verso il cancello, ma ci sono i vigili urbani che dirigono il traffico dopo l’incidente. Non ci scomponiamo (ci limitiamo a bestemmiare). Facciamo il giro largo e ci ritroviamo a uscire completamente bagnati. Non è un’uscita elegante, e nemmeno asciutta, ma è parte integrante del gioco (e le bestemmie pure). Inizialmente, la sensazione che porto con me è di delusione, ma quando rivedo le foto, con un po’ di sorpresa, scopro che ci sono diversi scatti che meritano attenzione. Ed eccoci qua, ecco, in tutta la sua meravigliosa decadenza, la Villa della sposa bambina.

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Historical Imperia
POSTED ON 3 Apr 2025 IN Landscape     TAGS: sunset, sea, clouds

Historical Imperia

La Villa del Sacro Cuore
POSTED ON 2 Apr 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX

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La Villa del Sacro Cuore è un luogo che affascina e spaventa allo stesso tempo, un angolo di decadenza e bellezza dimenticata che trasuda storia e mistero. Da fuori è decadente, antico, dall’aspetto quasi medioevale; appena si varca la porta il buio è sovrano, ma la poca luce del mattino che penetra attraverso la finestra rotta permette di scoprire lentamente l’abbandono. Gli occhi iniziano ad abituarsi, mi rendo subito conto che sarà complicato fotografare. Davanti a me si apre l’ingresso principale, confuso, ma maestoso: una scala di legno, meravigliosa, che sale verso il piano superiore, un lampadario che forse proviene dal castello di Re Artù e, appoggiati per terra, due scudi con l’effige del Sacro Cuore di Gesù, che sembrano quasi vivere di una luce propria. È un’entrata in scena che mi sorprende, non mi aspettavo un primo impatto così clamoroso, rimango qualche secondo ad ammirare lo spazio intorno a me, l’aria è stagnante, una sensazione molto forte di polvere e umidità.

La bellezza di quel panorama iniziale quasi mi toglie il fiato. Sebbene l’abbandono abbia ormai preso il sopravvento, l’atmosfera di grandezza del passato è ancora presente, la percepisco. La villa, un tempo forse luogo di grande eleganza e raffinatezza, ora è solo quello che si definisce un vuotone, con le sue pareti scolorite e rovinate dal passare del tempo. I soffitti affrescati, che un tempo dovevano essere l’orgoglio del proprietario, sono ora gravemente danneggiati, e le figure floreali che adornavano le stanze sono sbiadite, rovinate e quasi irriconoscibili. La luce si riflette sui muri scrostati, creando ombre che accentuano la sensazione di vuoto e disperazione.

Sono solo, cammino lentamente e ogni passo sembra lasciarmi sospeso, mi sento come un intruso in un mondo di un’altra epoca. Le stanze sono avvolte da una penombra che fa salire alle stelle la mia adrenalina, non sono troppo abituato alla solitudine. La villa si sviluppa su due piani, ma entrambi sembrano vuoti e privi di anima. Non ci sono più i segni dell’abitazione, né arredi, né oggetti che possano dare un’idea di come fosse la vita. Al secondo piano le finestre lasciano entrare una luce intensa e contrastata, ma ciò che mi colpisce è la tappezzeria decadente, i motivi geometrici e floreali ormai sbiaditi e caduti in più punti. In ogni stanza trovo cavi elettrici distribuiti in modo apparentemente casuale. La loro disposizione sembra priva di logica, come se fossero stati sistemati senza un reale motivo. Non riesco a capire il perché di questa confusione, che aggiunge un ulteriore strano elemento all’ambiente già misterioso di suo. Le pareti scrostate mi raccontano la storia del lento e inesorabile declino. Il rumore di un’auto che si mette in moto poco lontano è l’unica interruzione del silenzio che pervade ogni stanza, posso sentire il battito del mio cuore, il suono dell’otturatore che si apre e si chiude sembra fortissimo.

Mi sento inseguito dalla fretta e dall’ansia, ma il buio rende tutto più difficile. Tornando sui miei passi, decido di scattare ancora una foto dell’ingresso e della scala: e sarà la foto della copertina. Quando chiudo lo zaino e mi preparo ad andare via, non posso fare a meno di guardare un’ultima volta il Sacro Cuore di Gesù. È un ambiente pazzesco che mi emoziona e non mi lascia indifferente. Questa esplorazione è arrivata come un colpo forte, feroce e sorprendente, come una raffica di mitra che mi ha scosso, facendomi riflettere su ciò che il futuro potrebbe riservare. Resterà un ricordo indelebile, un’eco di un tempo passato che conserva il suo fascino, forse immortale, come una memoria che non svanisce mai, ma rinasce nelle nostre mani e nella nostra voglia di dimenticare.

Il Sacro Cuore è fonte della bontà e della verità;
Il Cuore di Gesù è espressione della buona novella dell’amore;
Il Sacro Cuore è la palpitazione di una presenza di cui ci si può fidare.
– Papa Benedetto XVI

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La gioia di vivere
POSTED ON 1 Apr 2025 IN Street     TAGS: travel, children

La gioia di vivere

La gioia di vivere, in ungherese, si scrive az élet örömét. Recentemente mi hanno parlato di Budapest come possibile meta turistica e, subito, mi sono tornati in mente i ricordi di un viaggio che ho fatto nella capitale ungherese nel 2013. Preistoria, praticamente. Incuriosito, sono andato a cercare le foto di quel periodo e ho trovato 460 scatti, realizzati nell’arco di 4 giorni. Ero con un gruppo eterogeneo di amici e molte di quelle immagini sono semplici foto ricordo. Se dovessi tornare oggi lungo il Danubio, scatterei almeno cinque volte il numero di foto. La qualità di quelle immagini è decisamente bassa e, anche se ne avevo pubblicate alcune, oggi posso dire che molte sono irrimediabili. Tuttavia, alcune, se riviste con gli occhi di oggi, possono essere ancora recuperate. Questa foto di street, per esempio, la trovo interessante. Racconta qualcosa che all’epoca non avevo colto a pieno, ma che nel 2025 apprezzo decisamente di più.

Il palazzo dei Ritratti
POSTED ON 30 Mar 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX, mansion

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La Villa dei Ritratti, o meglio, il Palazzo dei Ritratti, è un luogo che lascia un’impressione particolare. Abbandonato da tempo, distrutto e devastato, sembra racchiudere un’energia nascosta, come se ci fosse ancora qualcosa da raccontare, nonostante il suo stato di decadenza. La bellezza più evidente risiede in alcune stanze che, purtroppo, sono rimaste intatte solo parzialmente. Una delle stanze più suggestive è quella da letto, dove sono appesi i due ritratti che danno il nome alla villa. Ritratti di figure antiche e storiche, i cui sguardi sembrano ancora osservare chiunque vi entri. Attorno a questi quadri, un appendiabiti rovinato e storto, dei libri, vestiti sparsi sul letto, una carrozzella per bambini in mezzo alla stanza. La scena potrebbe sembrare disordinata, ma c’è una sorta di fascino che non si può ignorare.

Nel resto della villa, l’abbandono è evidente. Una stanza con un letto isolato, una camicia appesa, una cucina che sembra essere stata dimenticata con bottiglie di vetro ancora impilate. Ogni camera racconta poco, solo vetri rotti, persiane malconcie e muri che si scrostano. Quello che ho trovato davvero interessante in questo palazzo sono i pavimenti. Sono tipici del secolo scorso, con uno stile che richiama l’epoca e porta con sé un fascino vintage, un po’ retrò, che negli ultimi anni è tornato molto in voga. La loro bellezza non passa inosservata: riescono a trasmettere una sensazione di nostalgia e al tempo stesso di antica bellezza.

Nonostante la mia difficoltà nel fotografare questo luogo e il risultato non perfetto dal punto di vista tecnico, c’è qualcosa di intrigante nel Palazzo dei Ritratti che mi ha spinto a condividerlo. Forse è la storia che quei ritratti sembrano raccontare, o il contrasto tra la rovina e la memoria che ancora permane in quei luoghi. Non è un posto che offre una bellezza visibile a tutti, ma forse è proprio questo il motivo che gli regala un fascino unico.

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