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Ritorno a Villa Poss
POSTED ON 28 Feb 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX, mansion

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C’è un luogo che, nel cuore del Lago Maggiore, ha sempre avuto il potere di affascinare chiunque lo guardasse: Villa Alessandro Poss. La notizia che ha fatto parlare molto negli ultimi tempi è che la villa è stata venduta per una cifra da capogiro, con tanti zeri (si parla di un investimento complessivo di 40 milioni di euro). Ma non è di questa notizia che voglio parlare. Voglio fare un salto indietro nel tempo per parlare di un’esperienza unica (e per certi versi bizzarra), che non avevo ancora avuto occasione di raccontare. È giunto il momento.

Avevo sempre promesso a Lorena che un giorno l’avrei portata a visitare Villa Poss. E mantengo sempre le promesse. La sua posizione però è davvero complicata da raggiungere e l’ingresso non è semplice. La strada che porta alla villa è stretta e molto trafficata, e trovare un modo per entrare si è rivelato fin da subito difficile. L’unica possibilità era scavalcare il muro perimetrale, ma quello non sembrava il momento giusto: davvero troppa gente. Ma mentre stavamo per desistere è accaduto qualcosa di inatteso: una Panda si è avvicinata, ha aperto il cancello della Villa ed è entrata dentro. Ci siamo guardati e spinti dalla curiosità e dalla nostra faccia tosta (Lorena soprattutto) abbiamo superato anche noi, come se fosse naturale, il cancello. Un signore, non più giovanissimo, stava armeggiando dalla macchina pochi metri davanti a noi, ci siamo avvicinati e, con un po’ di coraggio, gli abbiamo chiesto se ci permetteva di fare qualche foto della Villa. Il signore, che un tempo era il custode della proprietà, si è rivelato non solo disponibile, ma anche estremamente gentile. Ci ha raccontato la storia di Villa Poss, facendoci immergere nel passato di quel luogo che un tempo ospitava una servitù di ben 90 persone. Dopo averci avvertito della pericolosità della struttura, ci ha dato il permesso di scattare delle foto, ma ci ha raccomandato di fare molta attenzione (diverse volte).

Abbiamo iniziato il nostro giro intorno alla villa. Abbiamo scattato foto alla chiesa, alla pagoda e al meraviglioso panorama che si apriva davanti ai nostri occhi. Nonostante il rischio, abbiamo deciso di avventurarci all’interno della villa, dove la struttura era davvero pericolante. Abbiamo fatto alcune foto alla scala, ma siamo usciti velocemente, consapevoli del pericolo che stavamo correndo. Una volta usciti abbiamo salutato il vecchio custode con gratitudine, ringraziandolo per la sua gentilezza. L’esperienza, anche se breve, è stata intensa e ci ha permesso di vivere in prima persona la storia di Villa Poss. E quel panorama sul lago è davvero impagabile.

Nel 2024 la villa ha cambiato proprietà e sembra che il futuro sia ormai tracciato. La struttura, che diventerà un albergo a 5 stelle con oltre 90 stanze, lascia però intatto un valore che va ben oltre le sue mura: il terreno, con una vista spettacolare sul lago Maggiore, è destinato a essere il vero protagonista. Spero vivamente che nel giro di poco tempo questa straordinaria location possa tornare a nuova vita, preservando almeno in parte il suo fascino e il suo potenziale, perché un posto così deve essere valorizzato come merita.

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Three iron chimneys
POSTED ON 24 Feb 2025 IN City & Architecture     TAGS: minimal, sky

Three iron chimneys

La chiesa di Conchiglie
POSTED ON 24 Feb 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX, church

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Ho chiamato questa location La chiesa di Conchiglie perché, al suo interno, si nasconde una piccola chiesetta interamente ricoperta di conchiglie. Quando l’ho vista sono rimasto sorpreso. Non ha alcun senso, non esiste nulla di simile al mondo (che io sappia), eppure lì, nel cuore di quel luogo, c’era questa piccola perla (e forse qualche ostrica). Ogni angolo, ogni parete era decorata con conchiglie, un’opera davvero fuori dal comune. L’odore era molto intenso, decisamente poco piacevole: c’erano tanti insetti, mosche e vespe che volavano ovunque. Fotografare l’interno non è stato possibile, non ho avuto il coraggio di entrare, infatti, le immagini che ho scattato sono tutte dall’esterno, perché dentro l’aria era irrespirabile. Ma quel luogo, con il suo fascino strano, ha qualcosa che mi è rimasto impresso in un angolo dell’anima.

Il palazzo stesso è piuttosto bizzarro. Cerca di restare nascosto, ma è comunque facile intuire dove si trovi, dato che la posizione geografica non è così complicata da scoprire: è poi c’è quel mare bellissimo che non si può dimenticare. La parte che ospita la chiesetta ricorda un albergo. Si tratta di una struttura con bagni ricercati e finestre ampie e aristocratiche, un terrazzo molto grande e una vista strepitosa. Anche l’ingresso è affascinante: due scalinate si dividono, separate da due colonne imponenti, creando un’atmosfera davvero suggestiva. Non è facile capire esattamente cosa fosse originariamente, ma credo proprio che si trattasse di una struttura ricettiva, anche se la sua natura mi rimane un po’ misteriosa e difficile da decifrare. Dall’altra parte, invece, potrei definirla dependance, c’è un locale più accogliente, con dei divanetti colorati e anche qui una vista mozzafiato sul mar Ligure: forse un piccolo bar, un locale notturno, però, purtroppo, ormai devastato e distrutto. Ammetto che se fosse ancora attivo potrei farci un pensiero per una bella serata in compagnia di qualche amico/a.

La cosa che più mi ha colpito, però, è stata senza dubbio la chiesa di Conchiglie, ed è per questo che ho voluto chiamare questo posto con il suo nome. È davvero unica nel suo genere, e sono abbastanza certo che non mi capiterà mai più di trovare un luogo di culto così singolare.

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Vertigo Gala
POSTED ON 23 Feb 2025 IN Performing Arts     TAGS: EVENT, circus

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Devo ancora finire di pubblicare le foto del Vertigo Christmas Festival; ammetto che sono un po’ indietro. Il 3 gennaio sono tornato sotto il tendone per la terza volta, questa volta per fotografare il Vertigo Gala 24, l’ultimo spettacolo della kermesse che ha visto il pubblico rimanere incantato anche durante la notte di Capodanno. L’evento, che ha avuto luogo dal 24 dicembre al 6 gennaio, ha visto sul palco i migliori artisti della Fondazione Cirko Vertigo. In scena c’erano numeri davvero unici, tra cui tessuti, cerchio aereo, sospensione capillare, bandiere, giocoleria, roue Cyr, mano a mano, palo cinese, multicorda e anche teatro. Ogni performance era incredibile e inedita, offrendo un mix di emozioni e spettacolarità: mi sono divertito.

Lo spettacolo è durato quasi un’ora e mezza, e come sempre mi sono posizionato in prima fila, pronto a catturare ogni istante. Fotografare il circo è sempre una sfida, e questa volta non è stato diverso. Le luci erano davvero basse, forse ancora di più rispetto alle altre serate, e gli artisti si muovevano a ritmi vertiginosi. Non è mai facile lavorare in queste condizioni, dove ogni scatto richiede un tempismo perfetto, velocità di otturatore e una grande luminosità. Nonostante tutto, sono abbastanza soddisfatto del risultato finale. Ho scelto di pubblicare 50 scatti, ma devo ammettere che qualcosa è mancato. In alcune fasi dello spettacolo, infatti, è stato praticamente impossibile fotografare, visto che la scena era immersa in un buio quasi totale.

Le esibizioni sono state tutte magnifiche, ma alcune mi hanno davvero lasciato senza parole: le acrobazie aeree erano di livello altissimo, e l’ultima uscita, quella canora, mi ha completamente spiazzato, e dire che mi ha sbalordito è forse riduttivo. Spero che l’evento torni anche il prossimo anno, perché è stata veramente un’esperienza importante. La partecipazione del pubblico, purtroppo, non è mi è sembrata adeguata al livello delle esibizioni, e secondo me è un vero peccato, visto che tutti gli spettacoli sono stati bellissimi e meritavano una maggiore attenzione.

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La casa dei giochi
POSTED ON 21 Feb 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX, mansion

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L’esplorazione della Casa dei Giochi è stata un’esperienza singolare, diversa dal solito. È passato molto tempo da quel giorno e i ricordi iniziano a sfumare, ma alcune immagini restano ben impresse nella mia mente. L’ingresso era inconsueto, con una carrozzina lasciata lì, apparentemente senza motivo, senza alcuna connessione con il resto della casa. Alla sinistra, un ambiente con numerosi divani e un camino: in questa stanza ho provato un senso di disturbo. Sopra il camino, infatti, erano appoggiati due animali impagliati, difficilmente riconoscibili, due pennuti probabilmente, e in mezzo a loro, due bizzarre bottiglie e un pupazzo decapitato che somigliava a una sorta di Babbo Natale horror, un dettaglio che contribuiva a creare un’atmosfera surreale e inquietante. A destra del camino c’era un televisore, danneggiato al punto da sembrare come se ci avessero sparato: un foro centrale che faceva da contrasto a una donnola, anche lei impagliata, un altro animale esposto che aggiungeva alla scena un senso di stranezza.

A destra del televisore bucato un arco dava accesso a una sala da biliardo, una sorta di area dedicata al gioco e al tempo libero (con un altro camino, per sentirsi al riparo dal freddo). Qui abbiamo trovato la scatola, vuota, di un orologio, un Rolex Oyster. Dell’orologio nessuna traccia ovviamente, ma quel piccolo dettaglio ci ha lasciato comunque con una sensazione di dubbio. A destra dell’entrata, invece, c’era una cucina ormai completamente distrutta, moderna, poco interessante, e di fronte una scala elegante che conduceva al secondo piano, dove si trovavano quattro stanze, ciascuna con il proprio bagno. Una delle stanze era dedicata ai giochi: c’erano un fucile ad acqua e una pistola giocattolo, un biliardino, un calciobalilla in miniatura, un batteria della Bontempi e uno strano pupazzo che davvero non saprei come descrivere. Da qui la definizione, quasi fisiologica, di Casa dei Giochi.

La prima impressione è stata quella di un piccolo albergo o un bed and breakfast, dimenticato nel tempo. Tuttavia, ciò che contrasta con l’idea di un B&B è proprio quella carrozzina. La sua presenza è incongruente, distopica, e cambia radicalmente la percezione del luogo. È strana, posizionata davanti a quello che sembrerebbe un piccolo bar, tipico di una struttura ricettiva. La sua presenza, fastidiosa e inquietante, impedisce di raccontare, anche con l’utilizzo della fantasia, la storia di questa villa in modo lineare e completo. Alla fine, ciò che rimane di questo luogo anonimo, ormai devastato, è il ricordo di chi si è trovato a esplorarlo.

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Il meraviglioso Castello di S.
POSTED ON 19 Feb 2025 IN Reportage     TAGS: URBEX, castle

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Il Castello di S. si trova su una collina che domina il paesaggio circostante. La giornata di fine novembre è limpida, ma il freddo è pungente. Arrivo all’ingresso principale, un grande portone di legno che scricchiola mentre lo spingo per entrare. Non percepisco segnali di vita, ma non mi aspettavo certo di trovare la folla: ad una prima occhiata l’edificio è davvero spettacolare. Il castello ha origini medievali, risalente probabilmente al XIII secolo, e fu ampliato nel corso dei secoli. Oggi, nonostante lo stato di abbandono, il suo aspetto esterno è ancora imponente, con mura di pietra e un corpo centrale a forma di ferro di cavallo. Varcato il portone, entro in un ampio atrio che funge da ingresso, con pavimenti di pietra viva e muri spogli. L’atmosfera è silenziosa, quasi surreale, ci sono evidenti lavori di ristrutturazione, mai portati a termine: ho come la sensazione di poter trovare un operaio intento a lavorare dietro ogni angolo.

Mi addentro nei corridoi del castello e raggiungo la prima stanza: il soffitto è affrescato, i colori sono intensi, le scene perfettamente visibili mostrano motivi floreali e allegorici. Gli affreschi, che offrono uno spunto sulle ricchezze artistiche che adornavano una volta queste stanze, sono in ottime condizioni e questo contrasta con la situazione generale del castello: come se avessero subito un’importante opera di restauro. I soffitti sono sicuramente l’elemento più interessante del castello, che altrimenti appare vuoto e lasciato in balia degli eventi da tempo.

Le stanze successive sono simili: solo un ambiente conserva il pavimento originale, non ci sono finestre e la luce diventa un elemento fastidioso. Continuo a esplorare fino a raggiungere una sorta di piano rialzato, dove trovo una cupola affrescata: qui purtroppo i colori sono danneggiati dal tempo e dall’umidità. Mi fermo un momento ad osservare dall’alto e comprendo meglio la situazione di restauro lasciato in sospeso. Non sento l’abbandono, non ho quelle vibrazioni, e decido di lasciare il castello. Il suo fascino è innegabile, ma la situazione qui non può essere definita un vero e proprio urbex; c’è un’idea di rilancio palpabile, ma anche di conservazione, come se l’edificio stesse aspettando il termine dei lavori di ristrutturazione per tornare alla vita.

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